Daniele Galliano
Daniele Galliano si accosta ai momenti di aggregazione tra le persone e ai riti collettivi, qualunque sia la loro natura, con un atteggiamento da antropologo. Li osserva per capire cosa si nasconde dietro a quei fenomeni.
Con analogo distacco osserva i comportamenti individuali nello spazio intimo di un appartamento o nei luoghi in cui le persone si incontrano abitualmente.
L’interesse per i riti collettivi e per l’interiorità individuale, in cui egli riesce a cogliere la luminosa bellezza di ciascuno, lo ha portato a interessarsi alla figura di Cristo e al modo in cui è stato rappresentato nell’arte del passato.
Il ciclo di dipinti che hanno come soggetto la deposizione di Cristo si muove su un doppio binario: da una parte c’è l’individuo che cerca conferma delle proprie convinzioni partecipando ad un rito collettivo, dall’altra c’è l’individuo solo con se stesso.
Sullo sfondo di questi dipinti un reticolato formato da tasselli, realizzato con diverse tonalità di grigio, contiene in ogni frammento un istante di vita vissuta, sempre sfumato ed evanescente, al limite della percezione visiva.
In uno dei suoi dipinti più famosi Galliano ha ritratto sè stesso al posto di Cristo per evidenziare il senso di solitudine e il carico di sofferenza che accompagna la vita di ogni individuo.