Bruna Biamino
….Cattedrali industriali colme delle tracce del lavoro di migliaia di operai, tante vite comuni che sono passate da lì. Il mio tentativo, è sempre di raccontare quanto gli edifici industriali siano depositi di memoria.
Per tornare alle fabbriche quando dicevo che si percepisce l’attaccamento al posto di lavoro, penso sempre a “La Chiave a Stella” di Primo Levi, queste fabbriche immense, erano affollate di maestranze straordinarie, che non solo sapevano “tagliare i baffi alle mosche”, come scriveva Levi, ma nutrivano affetto e rispetto per quel luogo che era la loro vita.
Come si prepara per una campagna fotografica?
Prima di scattare mi preparo, cerco di leggere il più possibile, di vedere il più possibile dei luoghi in cui andrò, riesco a raccogliere meglio i segnali, i dettagli che senza informazioni sono indecifrabili.
La fotografia registra cose impensate, che puoi raccontare se sei disposto a lasciarla parlare ed io sono una persona che si incanta dei luoghi.
Che cosa vuol dire incantamento?
Vuol dire che trovo questi luoghi sempre fascinosi, magnifici, letterari. Pieni di una loro luce perfetta, che non vuol dire necessariamente una bella luce fotografica, ma la luce propria di quel luogo.
E’ la mente a fotografare, non l’occhio neppure la macchina fotografica, la macchina raccoglie elementi che puoi leggere dopo, in tanti modi, è un procedimento di raccolta dati che il fotografo poi decifra, decodifica, manipola e declina in vari modi.
Niente è meno obiettivo della fotografia.
Da un’intervista di Alberto Papuzzi per “La Borsa Valori di Torino” - edizioni Allemandi 2011